Con qualche giorno di ritardo, eccomi qua a raccontare la splendida avventura vissuta Domenica a Verona, per Chievo-Sampdoria.
Ho conosciuto persone nuove, dato un volto a dei nickname, apprezzato la compagnia di persone con cui parlo sempre, adorato i miei amici rivisti dopo troppo tempo, abbracciato tutti, provato un po’ di tristezza quando li ho dovuti lasciare come succede sempre.
Soprattutto però ho vissuto una trasferta direi quasi epocale. Prendete questo aggettivo con le dovute pinze eh.
Eravamo tantissimi a Verona, si parla di 5.000 persone in curva, una cosa incredibile.
Abbiamo cantato tantissimo, urlato, applaudito nonostante tutto, abbiamo imprecato quando la palla non è entrata, ci siamo stufati quando vedevamo l’ennesimo fuorigioco, insomma, abbiamo vissuto i 90 minuti classici di tutte le Domeniche.
Quando arrivava un sms sul cellulare di qualcuno, ci guardavamo. Arrivavano i risultati sugli altri campi. L’ansia, la voglia di andare in campo e prenderli a calci, la rabbia.
Poi la partita è finita, si ride e si scherza, un po’, pensando che beh, sì, almeno non abbiamo perso.
Certo che se continuiamo così la B è vicina. Direi vicinissima.
Per quanto riguarda le mie disavventure, mamma mia, ne avrei troppe da raccontare, partendo dalla trasferta fatta fino a Bologna, insieme ai viola, passando per la ricerca degli amici sparsi per tutta la curva, proseguendo con discorsi poco simpatici al Mc Donald, rivolti alla sottoscritta da qualcuno. Chi mi segue altrove sa di cosa sto parlando.
Dico solamente che a maggio, appena questo campionato maledetto finisce, sputo fuori tutto e chi s’è visto s’è visto.
Voglio pubblicamente ringraziare, infine, chi è stato con me durante la partita, chi mi ha accolta con un sorriso immenso davanti ai pullman prima di partire, chi mi ha abbracciata facendomi capire tante, tantissime cose, chi mi ha mandato dei messaggi dolcissimi il giorno dopo, chi si è preoccupato su come ci sia rimasta dopo la frase spiacevole.
Insomma, la Sampdoria è la Sampdoria, non si discute, ma tifoserie che invadono una città per una partita di calcio, senza distruggere niente, comportandosi civilmente e pensando solo a cantare e supportare la squadra, scusatemi, ma se ne trovano ancora poche.

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