Eviterò di dire la mia sulla partita di sabato. Son tre pappine. Le abbiamo viste tutti.
Voglio però sfogarmi.
Mi rendo conto che il calcio sia un modo e la vita reale un’altra, lo dico subito per evitare problemi e fraintendimenti.
Proprio perchè me ne rendo conto, però, voglio dire una cosina veloce veloce (ci provo).
Un calciatore guadagna, in media, al giorno/settimana, quanto un operaio normale guadagna in un anno.
Al calciatore viene richiesto un impegno che va dalle 2 alle 5 ore quotidiane, con annessi ritiri pre e post partita.
Ad un operaio, quando gli va bene, si richiedono 12 ore tutti i giorni, spesso pure la domenica, natale, ferragosto, pasqua e capodanno.
Un calciatore ha sponsor che lo riempiono di soldi, per “meritarseli” deve comunque presentarsi a qualche spot pubblicitario, conferenza, evento benefico e via dicendo.
Un operaio non ha sponsor, i soldi in più se li deve sudare. Quando ci sono, ovvio.
Un calciatore si permette di lamentarsi con il suo presidente.
Se lo fa un operaio, vabbè, ci siamo capiti.
Non voglio fare dello stupido moralismo con questo genere di discorsi che fanno tutti, però c’è proprio una cosa che non mi torna.
Rifaccio una premessa: odio la violenza. Non la tollero. Sia essa verbale che fisica.
Si arriva a dei punti in cui le botte ti partono dalle mani prima che dal cervello. C’è chi sa controllarsi e chi no, e ciò che è successo sabato notte ne è la prova.
Però, caspiterina ( sostituire caspiterina con qualsiasi tipo di parolaccia si voglia) è mai possibile che siate buoni solo a chiacchierare voi calciatori?
Ma vi si chiede di fare un turno in fabbrica massacrante?
Vi si chiede di spaccarvi la schiena tutti i giorni?
Vi si chiede di divertirvi? Di rinunciare alla vita agiata che fate?
No, niente di questo, vi si chiede un po’ di impegno.
Con tutto quello che prendete per dire “si, il mister è bravo, la squadra c’è, noi non molliamo” o stronzate come “stiamo uniti, abbiamo bisogno di voi”, il minimo che possiamo chiedervi in cambio è un po’ di impegno.
A nessuno piace andare in serie b, noi tifosi per primi.
Noi tifosi siamo quelli che, per venire a vedervi, spendiamo paccate di euro.
Noi tifosi siamo quelli che, per venire a vedervi, ci facciamo ore di viaggio.
Siamo quella gente che viene allo stadio a sostenervi e a farvi credere “degli idolI”, amiamo la maglia prima di voi, ma esigiamo rispetto.
E voi cosa ci date in cambio? dei discorsi, dei video, delle letterine.
Io mi son stufata.
Non mi si venga a dire che fare discorsi così è da matti, perchè chi segue il calcio capisce dalla prima alla mia ultima parola.
Le cose stanno così, ragazzi, o ci mettete le palle che avete (o almeno dite di avere), oppure ce ne andiamo in serie b. Ma ci venite pure voi eh, tutti, dal primo all’ultimo, perchè se dobbiamo andare all’inferno, ci andiamo tutti insieme, dato che è risaputo, noi la b non ce la meritiamo.
Vedete di non scandalizzarvi più se qualcuno vi chiede di metterci impegno nelle cose che fate, siete sempre delle persone fortunate che possono anche smettere di giocare a 25 anni che tanto, con tutto quel che hanno guadagnato, hanno già sistemato due generazioni di famiglia.
Non ve la prendete se la tifoseria si incazza.
Non ve la prendete se qualcuno vi assale, verbalmente e no. La violenza fisica non va bene, ma provate a capire il perchè si arriva a questi punti.
C’è gente che va allo stadio anche per non pensare ai problemi quotidiani, fatti di lavoro, soldi, salute, famiglia.
C’è chi in quelle due ore di partita si estranea, vive solo per cantare e divertirsi, per sgolarsi, per sfogarsi.
Non irritatevi se qualcuno si avvicina a voi per dirvi “dai ragazzi, crediamo in voi”.
Non c’è nessun bisogno di rispondere “ma tu sei venuta a vedere il genoa?”.
Proprio nessuno.
Impegnatevi, non vi si chiede niente se non l’impegno.
E’ così difficile? Non ce la fate?
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